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Analisi dell'opera di Michelangelo Merisi detto Caravaggio
Rispetto al «Ragazzo con il canestro di frutta», questo «Bacchino malato» appare ancora più sconvolgente nel suo crudo realismo. La figura dovrebbe rappresentare il dio Bacco, visto che ha un tralcio d’uva in testa e un grappolo in mano. Tuttavia questo non è un ipotetico ritratto del dio del vino, ma è il ritratto preciso e inconfondibile del modello che doveva imitare Bacco. In pratica egli è talmente preciso nel rappresentare ciò che vede, che nessuno, guardando questo quadro, può immaginare di vedere un dio greco. Ciò che si vede è solo un ragazzo romano della fine Cinquecento agghindato come se fosse il dio Bacco. Un ragazzo dall’aspetto un po’ malaticcio, pallido, con labbra livide, e decisamente poco attraente. È stato ipotizzato che questo sia in realtà un autoritratto di Caravaggio. Dalle testimonianze di Giovan Pietro Bellori, che nel 1672 pubblicò un libro dal titolo «Vite de’ pittori, scultori e architetti moderni», sappiamo che Caravaggio, dopo essere rimasto poco tempo nella bottega del Cavalier d’Arpino, si mise in proprio e le prime opere che realizzò le fece posando lui stesso davanti ad uno specchio. Siccome in quegli anni ebbe anche un incidente per il quale dovette essere ricoverato in ospedale, da ciò deriverebbe forse l’aspetto un po’ malaticcio che ha nel quadro. Ma, indipendentemente da ciò, il quadro è emblematico del verismo di Caravaggio, verismo come mai prima si era visto in un pittore. Se si confronta questa immagine con gli dei e le divinità che in quegli anni Annibale Carracci realizzava nella Galleria Farnese, si capisce immediatamente fino a che punto il verismo di Caravaggio appare rivoluzionario e sconvolgente.
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