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Analisi dell'opera di Michelangelo Merisi detto Caravaggio
Quadro realizzato in coppia con la «Crocifissione di san Pietro», quest’opera è anch’essa frutto di una revisione generale, dopo che la prima versione era stata rifiutata. A differenza della «Crocifissione di san Pietro», la cui prima versione è andata dispersa, la versione iniziale di quest’opera è invece conservata nella collezione Odescalchi-Balbi. Si tratta di un’immagine decisamente complessa e con una maggior dinamicità. Nella seconda versione, invece, regna una calma e un silenzio assoluti. San Paolo, vestito da legionario romano, è appena caduto da cavallo. Ad investirlo è un fascio di luce (ovviamente allegoria della grazia divina) che lui raccoglie ad occhi chiusi e braccia spalancate. Fatto decisamente insolito, i tre quarti del quadro sono in realtà occupati dall’immagine di un cavallo, che oltre tutto ci mostra il suo posteriore. Ciò ci dà l’idea di quanto fosse poco ortodosso, e forse anche insofferente, Caravaggio per giungere ad una scelta iconografica così insolita. Ma, a parte ciò, il senso del mistero che c’è nell’incontro con Dio traspare in maniera forte ed evidente. Ed anche qui il tutto è come se avvenisse di notte. L’oscurità, in fondo, aumenta sempre il pathos, che qui nasce dall’impossibilità di andare oltre con lo sguardo per comprendere cosa c’è oltre ciò che ci è dato vedere.
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