Il ciclo di Napoli, 1609-1610





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Il ciclo di Napoli, 1609-1610

Il periodo napoletano di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio

Uno degli ultimi quadri dipinti da Caravaggio (per qualcuno l’ultimo, ma sarebbe una coincidenza troppo significativa per essere vera) è il Davide con la testa di Golia da lui fatto pervenire al cardinale Borghese, suo intercessore presso Paolo V. Il giovanetto che ha ucciso il gigante non ha la consueta aria trionfante, anche se secondo l’iconografia classica dovrebbe prefigurare il Cristo vittorioso, ma appare piuttosto meditabondo e quasi mosso a compassione verso l’ex avversario. Per dimensioni, collocazione in primo piano, espressività e per il particolare macabro del sangue gocciolante, la testa di Golia fa da protagonista. Solo che in realtà è la testa del Caravaggio, d’altra parte non nuovo a collocare degli autoritratti nelle sue opere. La ferita alla fronte ricorderebbe quella della recente aggressione, e il senso più evidente è quello di un messaggio crudo e forte al destinatario del quadro, cui sarebbe stato inviato dopo l’inoltro della domanda di grazia. Caravaggio è un uomo disperato, gli occhi aperti di Golia sono ciechi perché non vede futuro, e anche il suo esecutore sembra perplesso. Vi si può leggere un desiderio di espiazione, un sintomo di masochismo, o volontà di autocastrazione (è la tesi di un curioso testo quasi lacaniano di due autori americani, Caravaggio’s Secrets; altri interessanti titoli in lingua inglese parlano di Caravaggio Obsession, della Caravaggio Conspiracy, di Caravaggio and His Two Cardinals): ma qui il pittore dichiara di sentirsi un uomo morto, oltre che peccatore, e prima della grazia divina implora quella papale. E vuole rientrare a Roma, tornare “nel giro”, godere della ricca vita artistica romana e anche dei suoi piaceri, ritrovare gli amici, cardinali e no. Il soggiorno napoletano (il secondo, per l’artista) non era iniziato bene, col ferimento davanti alla trattoria del Cerriglio avvenuto il 24 ottobre del 1609. Caravaggio era a Napoli solo da una decina di giorni, e si era trovato “preso in mezzo da alcuni con l’armi”: si era difeso, ma era rimasto ferito in modo così grave che si era sparsa addirittura la notizia della sua morte. Malgrado le ferite, non rimase inattivo a lungo – e forse per questo non guarì mai completamente. Tra i dipinti di questo breve periodo, una Resurrezione per la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi andata distrutta nel terremoto che colpì Napoli nel 1805, l’Annunciazione di Nancy, la Salomé con la testa del Battista donata al Gran Maestro Alof de Wignacourt (per ingraziarselo e far cessare gli attentati, o ringraziarlo per averlo aiutato a fuggire da Malta), la Negazione di Pietro, il giovane nudo del San Giovanni Battista e quella che è sicuramente l’ultima opera di Caravaggio, il Martirio di Sant’Orsola, commissionata dal nobile genovese Marcantonio Doria. In questa tela le tipiche “mezze figure” caravaggesche, a volte in piano medio come nella Negazione, altre in piano americano, sono estremamente ravvicinate, catturate nell’attimo in cui la freccia trafigge la santa. Più che sofferente, la martire sembra meravigliata; si porta le mani al petto e guarda ciò che l’ha colpita. Alle spalle di Sant’Orsola appare un autoritratto di Caravaggio, intento a osservare una scena in cui la sacralità del mito è tutta calata in un realismo molto terreno. Come questa umanizzazione dei santi e del divino e riduzione del sacro si conciliasse con gli ammaestramenti del Concilio di Trento e della Controriforma, anche in materia d’arte (il cardinale Federico Borromeo, abbastanza ortodosso nei processi alle streghe, scrisse un apposito De Pictura Sacra), è questione largamente dibattuta, quasi quanto la religiosità o l’omosessualità di Caravaggio. Scorrendo la sua opera si troveranno poche immagini del Cristo, di santi e martiri coi piedi staccati da terra, solo qualche angelo; e questa era già una scelta, contro il manierismo e forse contro i suggerimenti di preti e teologi. Il numero di opere di Caravaggio rifiutate dai committenti perché “volgari” o sospettate di contenuti eretici o quanto meno non ortodossi, è notevole e potrebbe servire alla scrittura del tormentato rapporto tra artista e istituzione. C’è da notare che se la Chiesa ripudiava alcune tele, cardinali e preti correvano ad acquistarle per le loro collezioni private.

http://www.michelangelomerisi.com/davide_con_la_testa_di_golia_im_25437.htm
Davide con la testa di Golia
http://www.michelangelomerisi.com/il_martirio_di_sant'orsola_im_25438.htm
Il Martirio di Sant'Orsola
http://www.michelangelomerisi.com/il_martirio_di_sant'orsola_det_im_25439.htm
Il Martirio di Sant'Orsola det
http://www.michelangelomerisi.com/san_giovanni_battista_im_25440.htm
San Giovanni Battista






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Il ciclo di Napoli, 1609-1610
Opere di Merisi, Michelangelo Merisi, Grandi Maestri, Arte, Caravaggio
Il ciclo di Napoli, 1609-1610:Uno degli ultimi quadri dipinti da Caravaggio (per qualcuno l’ultimo, ma sarebbe una coincidenza troppo significativa per essere vera) è il Davide con la testa di Golia da lui fatto pervenire al cardinale Borghese, suo intercessore presso Paolo V. Il

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