Il ciclo di Sicilia, 1608-1609





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Il ciclo di Sicilia, 1608-1609

Il periodo siciliano di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio

Il breve soggiorno di Caravaggio in Sicilia non termina con una fuga come era iniziato; probabilmente il pittore desiderava tornare a Napoli, dove anni prima aveva trovato un’ottima accoglienza, o intendeva fare una tappa di avvicinamento verso Roma, avendo avuto notizie che davano buone probabilità alla revoca della sua condanna per l’omicidio Tomassoni. Un’altra ipotesi vorrebbe che avesse ricevuto minacce da parte di Malta, dopo la sua ascesa all’onore del cavalierato e la rapidissima espulsione dall’ordine, con conseguente incarcerazione ed evasione. A Siracusa ritrovò un amico e collega dei tempi romani, quel Marco Minniti che spesso gli aveva fatto da modello, che si adoperò presso il Senato per fargli conferire qualche commessa. Il primo incarico fu quello della pala del Seppellimento di Santa Lucia per la chiesa dedicata alla martire siracusana, una tela di 408 per 300 cm realizzata in tempi brevissimi (arrivato a metà ottobre, a dicembre Caravaggio partiva già per Messina). Il grande muro che fa da sfondo alla scena, per due terzi o quasi della superficie, è stato attribuito a una certa stanchezza del pittore e giudicato una soluzione per arrivare a concludere l’opera, ma come una quinta teatrale ha l’effetto di sminuire le dimensioni degli attori, che appaiono oppressi dalla triste funzione cui stanno assistendo. La collocazione abbastanza ardita dei due massicci becchini in primo piano, che sembrano uscire dal quadro, rafforza l’unità di gruppo dei dolenti, mentre le figure istituzionali, il vescovo in alta tenuta e il soldato, sono defilate, quasi fossero lì per lavoro. Il corpo disteso della santa mostra uno degli scorci caravaggeschi più audaci: la distanza tra la spalla e la mano non supera i trenta centimetri. Caravaggio lavorò certamente di fretta nella stesura delle vesti, dipinte con tratti veloci; comunque l’opera, scriveva un secolo dopo lo storico Francesco Susinno, “riuscì di tale gradimento che comunemente viene celebrata, ed è tale di questa dipintura il meritato concetto, che in Messina, e altresì in tutte le città del regno, se ne veggono molte copie.” A Messina un ricco mercante genovese, Giovanni Battista de’ Lazzari, gli chiese di realizzare una pala con la Madonna e i santi; Caravaggio gli propose, in omaggio al nome, una Resurrezione di Lazzaro. Stando al Susinno, una prima versione dell’opera venne fatta a brandelli a causa di qualche lieve critica: “Michelangelo colla solita impatienza sguainò il pugnale che in ogni tempo al fianco portar soleva; gli dié tanti infuriati colpi che ne restò miseramente squarciata quell’ammirabile pittura.” Il pugnale ricompare durante la lavorazione della seconda tela, brandito da Caravaggio per convincere i “facchini” a continuare a sorreggere Lazzaro, che per amor di realismo era un cadavere disseppellito “già puzzolente di alcuni giorni.” Lazzaro, infatti, non ha ancora obbedito al gesto perentorio del Cristo, e sembra restio a tornare in vita, con una mano tesa verso un teschio (la morte come conseguenza del peccato originale) e l’altra verso il Salvatore. Pagine e pagine di esegesi hanno visto in questo quadro il riflesso del dramma esistenziale della religiosità di Caravaggio, sospeso tra speranza e disperazione, bramoso di espiazione ma scettico sulla propria redenzione. Mistica a parte, è da notare che il personaggio-autoritratto, in versione giovanile, non guarda né verso Lazzaro né verso Cristo. Anche in questa tela l’azione si svolge in interni, secondo una prassi adottata da Caravaggio dopo un breve periodo di “maniera chiara” di cui può essere testimone il Riposo nella fuga in Egitto, del 1596-7, che presenta uno dei pochi e migliori paesaggi caravaggeschi. “Non faceva mai uscire all’aperto del Sole alcuna delle sue figure, ma trovò una maniera di campirle entro l’aria bruna di una camera rinchiusa…” osservava il Bellori. Questo permetteva a Caravaggio di usare un’illuminazione proveniente da fonti diverse, collocate come luci di scena per meglio lavorare sulle ombre; se è vero che intendeva sempre rispettare la realtà (“professavasi tanto ubbidiente al modello che non si faceva propria né meno una pennellata, la quale diceva non essere sua ma della natura”), si riservava di dosare e controllare la drammaticità dei contrasti, “restringendo in poche parti la forza del lume.”
Altre opere eseguite in Sicilia sono l’Adorazione dei Pastori, o Madonna del parto, un inno all’umiltà con una Maria assai dimessa e semisdraiata sulla paglia cui si contrappone il blocco geometrico formato dai pastori, e una Natività (trafugata nel 1969) di impianto così convenzionale che secondo qualche critico andrebbe datata al 1600; e probabilmente uno dei molti San Giovanni Battista dipinti da Caravaggio nelle vesti di un giovane nudo in compagnia di un ariete. I tratti del ragazzo sono marcatamente insulari, e sappiamo dal non sempre attendibile Susinno che il pittore ferì alla testa un tal maestro Carlo Pepe, che protestava contro i suoi maneggi per reclutare modelli tra gli scolari “per formarne le sue fantasie.”

http://www.michelangelomerisi.com/seppellimento_di_santa_lucia_im_25441.htm
Seppellimento di Santa Lucia
http://www.michelangelomerisi.com/seppellimento_di_santa_lucia_det_im_25442.htm
Seppellimento di Santa Lucia det
http://www.michelangelomerisi.com/resurrezione_di_lazzaro_im_25443.htm
Resurrezione di Lazzaro
http://www.michelangelomerisi.com/resurrezione_di_lazzaro_det_im_25444.htm
Resurrezione di Lazzaro det
http://www.michelangelomerisi.com/riposo_dalla_fuga_in_egitto_im_25445.htm
Riposo dalla fuga in Egitto
http://www.michelangelomerisi.com/riposo_dalla_fuga_in_egitto_dettaglio_im_25446.htm
Riposo dalla fuga in Egitto dettaglio
http://www.michelangelomerisi.com/riposo_dalla_fuga_in_egitto_det_im_25447.htm
Riposo dalla fuga in Egitto det
http://www.michelangelomerisi.com/madonna_del_parto_im_25448.htm
Madonna del Parto
http://www.michelangelomerisi.com/madonna_del_parto_det_im_25449.htm
Madonna del Parto det
http://www.michelangelomerisi.com/natività_im_25450.htm
Natività






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Il ciclo di Sicilia, 1608-1609
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Il ciclo di Sicilia, 1608-1609:Il breve soggiorno di Caravaggio in Sicilia non termina con una fuga come era iniziato; probabilmente il pittore desiderava tornare a Napoli, dove anni prima aveva trovato un’ottima accoglienza, o intendeva fare una tappa di avvicinamento verso Roma,

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