Le opere di Caravaggio a Roma, 1592-1606





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Le opere di Caravaggio a Roma, 1592-1606

Il periodo romano di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio

L’idea di una somiglianza tra la modella delle Sette opere di Misericordia e quella della Madonna del Rosario nasce dall’abitudine del pittore a riutilizzare con frequenza i soggetti da ritrarre, e dall’accertata identità della donna che ha posato per molte altre pale, quella Lena all’origine di molti guai del Caravaggio (unitamente al suo carattere rissoso, all’abitudine di girare armato anche senza autorizzazione, di frequentare le zone peggiori di Roma tra l’una e le cinque di notte, di detestare di tutto cuore gli sbirri e di non perdere occasione di provocarli). Lena era una splendida popolana, e di mestiere “stava in piedi a piazza Navona passato il portone del palazzo del signor Sertorio Teofilo”. Altrove è definita cortigiana, e addirittura “meretrice zozza” da qualcuno, se è vera l’ipotesi che abbia posato anche per la contestata Morte della Vergine; solo qualche anima candida può lanciare l’ipotesi che gestisse un piccolo banco di vendita. Per Lena ebbe una rissa con un notaio, tale Pasqualone, e un conseguente processo finito con richiesta di perdono e conciliazione. Altri processi furono intentati al pittore per risse minori, porto d’armi abusivo, oltraggio alle guardie, e diffamazione (celebre quello mosso dal pittore Giovanni Baglione, il suo poco gentile biografo, dileggiato tramite poemetti in cui l’epiteto più lieve era “Giovan Coglione”): tutti conclusi senza gravi conseguenze, segno evidente che Caravaggio godeva ancora di buone protezioni da parte di alti personaggi della Curia, tra i quali il cardinale Francesco Del Monte che lo aveva a lungo ospitato nel suo palazzo. L’ultimo processo, quello per l’omicidio Tomassoni, ebbe però un esito fatale. Tornando a Lena, l’utilizzarla nelle vesti della Madonna provocò a Caravaggio problemi coi committenti, che rifiutarono delle pale d’altare invocando magari questioni di ortodossia, ma in sostanza per la sua presenza e forse per la novità e il naturalismo della narrazione. La Madonna di Loreto, o Madonna dei pellegrini, opera eletta a simbolo del Giubileo 2000, non venne tolta dall’altare ma suscitò “forti schiamazzi” tra quanti accorsi a vederla. Non si sa a cosa fossero dovuti, ma certo la pala non rispettava l’iconografia tradizionale della casa trasportata dagli angeli che molti si sarebbero aspettati; mostrava invece una Madonna abbastanza spiralata se non sinuosa sulla soglia, come una padrona di casa, ad accogliere due pellegrini coi dovuti piedi impolverati in primo piano – la tradizione voleva che i fedeli percorressero scalzi l’ultimo tratto di strada che portava al santuario, e Caravaggio ha fedelmente registrato il fatto. Il piede sinistro della Madonna ha suscitato perplessità: troppo vezzoso, o anatomicamente errato? Un’altra pala in cui appare Lena venne rimossa meno di un mese dopo la sua collocazione nella basilica di San Pietro, spostata in un’altra chiesa e quindi posta in vendita. Si tratta della Madonna della Serpe o dei Palafrenieri, del 1605. Troppo nudo il Gesù bambino, troppo aggettante il seno di Maria, china a osservare il serpente che sta schiacciando, o invadente la figura di Sant’Anna: l’opera venne comunque rifiutata. Altra tela con vicende sofferte fu quella della Morte della Vergine, giudicata scandalosa per le gambe (in realtà le caviglie) ignude della Madonna, per il suo cadaverico gonfiore, e perché a posare era stata una cortigiana o peggio. Ma ancora una volta Caravaggio aveva peccato di realismo, e rifiutata l’idea tradizionale del “transito” della Vergine, della dormitio di Maria, per dipingere una morte dolorosamente umana che nega la speranza di un futuro oltre la vita. L’eresia caravaggesca era stata doppia, dottrinale e artistica; correva voce che per la Madonna, in alternativa a Lena, avesse usato il cadavere di un’annegata. Nella sua lettura, Maurizio Calvesi si è staccato da tutti e con un’iniezione di barocco vi ha voluto vedere una “Madonna gonfia di Grazia”.
Non tutte le opere che Caravaggio si è visto rifiutare hanno Lena come protagonista. La Conversione di Saulo, ad esempio, fu forse giudicata troppo fisica, o troppo materiale nell’apparizione del Cristo, che infatti nella seconda versione scompare per lasciare posto all’accecamento da pura luce. San Matteo e l’angelo, nella stesura andata perduta durante l’ultima guerra, mostrava un efebo decisamente tentatore, più che ammaestrante; nella pala del 1600 per la chiesa di San Luigi dei Francesi l’angelo scende dal cielo, a prudente distanza dal santo. La Roma di quei tempi era comunque meno omofoba che misogina (vedi Lena), e anche nelle opere sacre di Caravaggio compaiono frequenti ritratti dell’amico Minniti, ad esempio nella Vocazione e nel Martirio di San Matteo per la cappella Contarelli oltre che nella Buona Ventura, o di altri giovani con tratti femminei come il cantante castrato Montoya, probabile modello per il celebre Bacco degli Uffizi, opera da leggere non tanto in chiave cristologica (l’eterna giovinezza del Cristo, la vite/vita, il calice simbolo della redenzione), quanto come studio preparatorio alla splendida, e unica, natura morta a sé stante del Canestro di frutta, preceduta dal grande esercizio di stile contenuto nel Fanciullo con canestro di frutta. In altre tele, come nel Bacchino Malato e nel Ragazzo morso da un ramarro vediamo degli autoritratti in chiave androgina, molto diversi dalle tragiche teste mozzate del Battista degli ultimi anni. Le varie versioni del San Giovanni Battista sono tutti studi di giovani nudi maschili, e i soggetti del Concerto di giovani e delle tele raffiguranti il Suonatore di liuto sono forse gli stessi, Caravaggio e Montoya compresi, che rallegravano le serate in casa del cardinale Francesco Del Monte (che ospitò e protesse contemporaneamente il pittore e il cantante), spesso en travesti.
Il processo che segnò il destino di Caravaggio fu quello per l’omicidio Tomassoni, avvenuto il 31 maggio del 1606 durante una rissa conclusa in modo tragico, nata da una disputa durante una partita di pallacorda; poteva apparire un caso di legittima difesa, visto che il pittore era stato ferito gravemente alla testa e un suo compagno era rimasto ucciso, ma la famiglia Tomassoni era abbastanza potente da ottenere contro Caravaggio il “bando capitale”; forse i suoi protettori non erano più in grado di influenzare il tribunale, oppure avevano colto il momento per liberarsi di un amico la cui fedina penale era diventata troppo lunga e sporca. Le grandi tele religiose da lui realizzate sulla vita di San Matteo per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, l’innovativa Crocifissione di Pietro della cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, le diverse versioni del San Gerolamo e la Deposizione nel sepolcro non erano più patenti capaci di garantirgli asilo in Roma. Le sue opere “private” con giovani femminei quali il Suonatore di liuto o bambinelli lascivi come l’Amore vittorioso, o con ritratti di donne di dubbi costumi come la Conversione della Maddalena, ora diventavano testimonianze a sfavore della sua moralità. Gli ultimi amici rimasti riuscirono solo a farlo fuggire a Palestrina o a Paliano, nei dintorni di Roma; una volta lasciato il Lazio, a parte la parentesi siracusana quando ritrovò il fedele Minniti, dovette riconquistarsi ammiratori e sostenitori come a Napoli e a Malta, ma sempre continuando nella sua fuga. Chi o cosa lo perseguitasse, considerando la condanna per omicidio un incidente facilmente rimediabile se solo qualche potente lo avesse voluto, è ancora da dimostrare: un insieme di concause, papalini e maltesi, amicizie pericolose, rimorsi privati e volontà d’espiazione; resta solo da aggiungere che morì, solo e senza cure, a trentanove anni.

http://www.michelangelomerisi.com/morte_della_vergine_im_25464.htm
Morte della vergine
http://www.michelangelomerisi.com/san_matteo_e_l'angelo_im_25469.htm
San Matteo e l'angelo
http://www.michelangelomerisi.com/martirio_di_san_matteo_im_25470.htm
Martirio di San Matteo
http://www.michelangelomerisi.com/madonna_dei_palafrenieri_im_25465.htm
Madonna dei Palafrenieri
http://www.michelangelomerisi.com/canestro_di_frutta_im_25466.htm
Canestro di frutta
http://www.michelangelomerisi.com/bacchino_malato_im_25467.htm
Bacchino malato
http://www.michelangelomerisi.com/ragazzo_morso_da_un_ramarro_im_25468.htm
Ragazzo morso da un ramarro






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Le opere di Caravaggio a Roma, 1592-1606
Opere di Merisi, Michelangelo Merisi, Grandi Maestri, Arte, Caravaggio
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